Questione di atteggiamento

Se ne va anche l’ultima possibilità stagionale di conquistare un Trofeo per la Juve.

Detto che, non è che a tutte le competizioni a cui si partecipa sia scritto nel libro del destino che bisogna vincere, si pio’ dire pero’ che fallire gli obiettivi uno dietro l’altro non fa sicuramente piacere, anzi fa venire dei dubbi sulla strada intrapresa.

Thiago Motta a fine partita, chiedendo scusa, parla di atteggiamento. Proprio di questo vogliamo parlare.

Non sappiamo dire esattamente quale sia stato l’atteggiamento della squadra Juventus nel primo tempo della partita con l’Empoli non allenandoci con i bianconeri alla Continassa e non essendo in campo all’Allianz, ma la pletora di passaggi orizzontali al limite dell’indisponente pensiamo che sia frutto di tattica più che di atteggiamento.

Gira e rigira prima di arrivare ad un tiro degno di nota, passano i minuti, il fiato si accorcia, il gioco non si sviluppa, cresce il nervosismo e la paura di sbagliare. Poi arriva improvvisa una verticalizzazione degli avversari e si va nel panico.

Aggiungiamoci il “tiro della domenica” fatto con il piede debole dell’avversario che si insacca senza pietà nel fondo del sacco e la frittata è fatta. E poteva essere anche peggio visto che l’Empoli colpisce pure un palo quasi allo scadere del primo tempo e dimentichiamoci i rigori.

Torniamo all’atteggiamento.

Quando fai una fatica incredibile a costruire qualcosa e non riesci mai a concretizzare o peggio quando hai la possibilità di farlo sbagli, non c’è atteggiamento che conti, per noi si tratta di organizzazione di gioco, di tattica, di soluzioni e questa ci dispiace per Thiago è tutta farina del suo sacco.

Ma poi quale atteggiamento hanno avuto Motta e Giuntoli nei confronti dei “dipendenti”? Ci sarebbe molto da scrivere, tanto da dire e parecchio da criticare.

Ora senza mettersi a fare l’elenco di tutto quello che è successo partendo da Allegri, passando per Chiesa e Vlahovic e ricordando Danilo, quando è stata l’ora di silurare qualcuno senza tanti giri di parole, anzi nel silenzio più totale, i giocatori sparivano come pedoni sulla scacchiera mangiati dai due Alfieri.

Giocatori nuovi mettevano in un angolo quelli vecchi ed i due Alfieri nella piena convinzione di essere in qualche modo depositari della verità con uno sguardo di superiorità, si occupavano solo di coltivare il loro progetto.

Ora siamo quasi alla resa dei conti.

Una società che ha mandato via il primo Allegri per sostituirlo con il giochista Sarri che pur vincendo lo Scudetto è stato eliminato, la scommessa Pirlo che con 51 panchine ha vinto 2 Trofei, Super Coppa Italiana e Coppa Italia, è stato cancellato per far tornare Allegri che in rapida successione si è visto azzerare la Dirigenza, fare da mamma e papà alla squadra ed alla società vincendo alla fine pure una Coppa Italia ma sappiamo tutti come è finita con gli stracci che volavano da tutte le parti.

Ora che atteggiamento avrà la nuova Dirigenza con gli zero tituli di quest’anno su di un piatto della bilancia ed i 250 M spesi sull’altro piatto?

Che atteggiamento dovranno avere i tifosi nei confronti dei due Alfieri di fronte a questo quasi fallimento? Non sarà fallimento se arriverà la qualificazione Champions ma il rapporto qualità prezzo è decisamente sbilanciato.

Ora dopo l’eliminazione dall’ultima competizione utile, scendere sulla terra e rendersi conto che non puo’ essere solo una questione di atteggiamento, forse sarebbe il primo passo per trovare una soluzione.

Redazione

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