Sinner caso chiuso

Evitato lo scontro tra Wada e Sinner con un patteggiamento risolutivo.

Ha vinto la ragione dopo un periodo di ombre, paure e ansie. L’accordo tra Sinner e la Wada – l’agenzia mondiale antidoping – pone fine alla vicenda Clostebol e si traduce in tre mesi di sospensione per il numero 1 al mondo. Dal 9 febbraio al 4 maggio Jannik non potrà giocare nessun torneo, ma tornerà giusto in tempo per gli Internazionali d’Italia a Roma.

Non salterà le altre tre tappe Slam del 2025 e l’attuale vantaggio in classifica sul secondo è così ampio che, quasi certamente, l’azzurro riprenderà a giocare i tornei ancora da numero 1. I tempi della sospensione, che nulla tolgono alla stagione del nostro campione, assomigliano tanto a un’assoluzione piena.

E non poteva essere altrimenti perché lo scorso agosto l’Itia, il tribunale indipendente che ha giudicato Sinner in primo grado, lo aveva scagionato dall’accusa di doping per totale assenza di colpa e negligenza.

Con un comprensibile senso di liberazione ieri ha rivelato che “questo caso pendeva su di me ormai da quasi un anno e il processo ancora aveva un tempo lungo, con una decisione che forse sarebbe arrivata solo alla fine dell’anno”.

In realtà le due parti non hanno voluto correre il rischio del giudizio.

L’azzurro per lo spettro di una squalifica da uno a due anni, qualora fosse stata accolta la tesi accusatoria del ricorso.

Ma anche la Wada, con sede a Montreal, ha voluto evitare lo scontro con uno degli atleti più popolari al mondo. L’ente canadese sta infatti attraversando un periodo di evidente difficoltà e ha perso peso politico con gli Stati Uniti, la nazione guida anche nello sport: l’amministrazione Trump ha recentemente bloccato il pagamento di 3,6 milioni di dollari all’agenzia antidoping per aver ammesso la partecipazione di alcuni nuotatori cinesi più che “chiacchierati” alle ultime Olimpiadi di Tokyo e Parigi. 

La Wada, indulgente con la Cina, per il caso Sinner ha invece svoltato su una sospetta deriva giustizialista ricorrendo al Tas, la cassazione del processo sportivo.

Per questo la figura peggiore, anzi l’unica brutta figura la fa proprio la Wada.

La Wada, nel suo comunicato “riconosce che il sig. Sinner non aveva intenzione di barare e che la sua esposizione al Clostebol non ha fornito alcun beneficio in termini di prestazioni“.



Redazione

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